Antiche Pietre


L’obiettivo di far conoscere i dati archeologici anche al pubblico non specialistico, è certamente quanto si prefigge l’Autore di questo volume, cimentatosi già in altre occasioni nel non facile compito della divulgazione. Chi si appresta a leggere il lavoro sui dolmen preistorici della Sicilia sud-orientale, è probabile che abbia qualche nozione di Preistoria, specie dell’Età del bronzo, anche se potrebbe non conoscere nei dettagli le caratteristiche dei manufatti indagati dall’Autore. Si tratta, infatti, di monumenti poco attestati in Sicilia ma meglio conosciuti in altre aree dell’Europa e del Mediterraneo. Salvatore Piccolo, in tal modo, si preoccupa di spiegare il fenomeno dei dolmen in Europa nell’ambito del Megalitismo preistorico, pervenendo a una puntuale descrizione dei manufatti di questo tipo fin qui individuati nel Sud-est dell’isola. Al di là di alcune speciali e isolate manifestazioni, di cui sempre più sembra sfuggire la matrice culturale, come ad esempio la sepoltura a lastre litiche individuata da Paolo Orsi a Monte Racello, parrebbe che il fenomeno dei dolmen più propriamente detti possa ricondursi, in Sicilia, a specifici monumenti sepolcrali della prima Età del bronzo: l’evidenza archeologica raccolta dallo stesso Piccolo dimostra che almeno uno di questi monumenti, quello di Cava dei Servi, fu utilizzato quale luogo per la sepoltura di inumati fra la fine del III e la prima metà del II millennio a.C. Poiché nello stesso periodo si datano i dolmen maltesi e pugliesi, è legittimo chiedersi quale sia stato il punto di partenza di tale consuetudine in seguito riversatasi anche nel Mediterraneo. Piccolo giunge ad una conclusione, certamente non definitiva se consideriamo che proprio per la Sicilia, come ricorda lo stesso Autore, molti dati sono andati persi a causa degli spietramenti che hanno caratterizzato i lavori agricoli della regione iblea soprattutto nel secolo scorso. La proposta che ci suggerisce a conclusione del volume è un’ipotesi da sottoporre a verifica. Perciò si auspica che venga proseguito il lavoro sistematico di catalogazione dei dolmen, appena iniziato nell’isola, perché si possa allargare la conoscenza sulla loro diffusione e contemporaneità d’uso con la ben più nota e attestata tipologia delle tombe a “grotticella artificiale”. Lorenzo Guzzardi

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